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Roma
imperiale
Aulo Cornelio Celso
(I° sec. d.C.) viene ricordato per essersi occupato di
calcolosi vescicale. Descrive in modo molto preciso
l'intervento di estrazione dei calcoli vescicali
attraverso l'incisione perineale che sarebbe stata
praticata da allora per più di mille anni. Parlando di
ritenzione urinaria egli però ne attribuisce la causa
alla litiasi vescicale (oggi sappiamo che in realtà la
litiasi vescicale è una conseguenza più che una causa
della ritenzione urinaria). Probabilmente anche Aulo
Cornelio Celso aveva utilizzato cateteri come
quelli ritrovati nella famosa "casa del chirurgo" di
Pompei risalenti al 50 d.C. in ferro e in bronzo, molto
leggeri, di vario calibro, costruiti per l'uretra
maschile e femminile. Del resto l'uso di cateteri
vescicali si perde nella notte dei tempi: in Mesopotamia
sono stati ritrovati reperti risalenti al 3.000 a.C.

Dioscoride (I° sec.
d.C.) per risolvere la ritenzione urinaria utilizzava
delle cimici che faceva risalire lungo l'uretra; la loro
azione irritante provocava violente contrazioni della
vescica, il che consentivano al paziente (almeno
temporaneamente) di mingere. Questo metodo riscosse una
certa fortuna tanto che veniva ancora utilizzato ai
tempi di Luigi XIV in Francia.
Areteo da Cappadocia
(II° sec. d.C.) fu tra i primi a descrivere l'epicistostomia
o cateterismo sovrapubico, cioè l'introduzione di un
catetere in vescica attraverso una piccola incisione
della parete addominale: tale metodo trova ancora valida
applicazione ai giorni nostri in molti casi.
Galeno (II° secolo
d.C.) fu senza dubbio il più famoso e studiato medico
dell'antichità. I suoi studi anatomici furono alla base
di tutte le conoscenze mediche e furono considerati
verità incontestabili per più di mille anni.
Galeno collega il rene alla
produzione dell'urina, e lo dimostra legando gli ureteri
di cani e maiali vivi. Per quanto riguarda la struttura
anatomica del rene, gli allievi di Galeno per secoli
interpreteranno erroneamente la sua descrizione del
"filtro renale" (una membrana cribrosa che dividerebbe
in due il bacinetto renale). Questa teoria resterà
incontestata e incontestabile sino alla metà del 1500,
quando verrà sconfessata apertamente da Andrea Vesalio.
Galeno intuì anche che lo sbocco obliquo degli ureteri
nella vescica aveva la funzione di evitare il reflusso
di urina dalla vescica ai reni.
Sebbene Galeno non distingua
la prostata dalle vescichette seminali la correla in
qualche modo all'attività sessuale, notando che "essa
contiene un liquido biancastro assai simile al liquido
seminale". Forse Galeno aveva anche intuito che la
prostata era in qualche modo collegata alla ritenzione
urinaria: descrive infatti un'uretra ostruita da "una
tumefazione abnorme...una specie di escrescenza callosa
e carnosa".
Va ricordato che gli studi
anatomici di Galeno sono tutti basati su dissezioni di
animali, poichè l'autorità imperiale proibiva autopsie
condotte su cadaveri umani.
Per più di mille anni
l'anatomia galenica resterà un dogma indiscutibile.
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