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Ippocrate
e la medicina greca
Ippocrate (V° sec.
a.C.) lascia in eredità agli Urologi alcuni termini che
fanno parte del comune vocabolario medico: disuria
(difficoltà ad urinare), stranguria (minzione dolorosa),
iscuria (la minzione "goccia a goccia" che si ha nella
ritenzione urinaria). Ippocrate tuttavia non ci lascia
nulla che faccia pensare a delle precise conoscenze
anatomiche dell'apparato urogenitale. Per esempio
ignorava l'esistenza della prostata, ma come clinico
intuì che in certe situazioni di disturbi minzionali la
causa potesse essere ostruttiva ed identificò tale causa
nel collo vescicale. Nel Corpus Hippocraticum
ritroviamo: "quando un malato urina sangue e grumi,
soffre di stranguria e ha dolori all'ipogastrio e al
perineo, ciò vuol dire che ha qualche affezione al collo
vescicale ". Ippocrate nel suo famoso giuramento
proibiva ai medici di eseguire la litotomia (cioè
l'intervento di estrazione dei calcoli dalla vescica, a
quei tempi procedura chirurgica dolorosa e pericolosa).
Questo precetto condizionò pesantemente tutta la pratica
medica da Ippocrate in poi per quasi duemila anni,
delegando molte attività chirurgiche a personaggi
diversi dai medici e che nel corso dei secoli si
identificarono nelle figure dei "barbieri-incisori". Fu
la Scuola Medica di Alessandria (III° sec. a.C.)
con Erofilo ed Erasistrato, ad apportare nuove
conoscenze in campo urologico. Sembra doversi ad
Erofilo la prima descrizione anatomica della
prostata, da lui definita come "prostatai adenoides",
mentre Erasistrato descrive l'uso di sonde
d'argento per esplorare l'uretra nei casi di ritenzione
urinaria.

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