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Il
trionfo dell'anatomia
Leonardo da Vinci
(1452-1519) fu, tra le tante cose, un meraviglioso
illustratore anatomico come dimostrano le sue famose
Tavole Anatomiche. I suoi studi erano basati su
autopsie, condotte in gran segreto in quanto proibite
dalle autorità. L'intenzione era quella di dimostrare
l'esattezza dell'anatomia descritta da Galeno di cui in
molti casi Leonardo ripete gli errori. Quando Leonardo,
sulla base delle sue autopsie, si accorge di alcune
inesattezze di Galeno, si limita ad illustrare ciò che
vede senza però mai sottolineare gli errori del suo
illustre predecessore. Nel caso dell'apparato urinario
clamorosamente Leonardo dimostra di ignorare
completamente l'esistenza della prostata.
Ed è proprio l'intenzione di
dimostrare l'esattezza dell'anatomia galenica a
stimolare gli studi anatomici sui cadaveri. E siccome
chi cerca trova, le autopsie rivelano che molte delle
verità assolute descritte da Galeno non sono poi tali.

A partire dalla fine del
'400 il castello anatomico di Galeno incomincia a
vacillare. Le prime spallate, per quanto riguarda
l'anatomia renale, le danno Berengario da Carpi
(professore di anatomia a Padova e Bologna) e Gian
Matteo Ferrari da Gradi che mettono in dubbio
l'esistenza del filtro renale.
Ma è Andrea Vesalio,
medico belga chiamato a Padova ad insegnare anatomia e
(finalmente) chirurgia, a dare la spallata definitiva
all'anatomia di Galeno. Nel 1543 Vesalio pubblica il "De
humanis corporis fabrica" che sancisce la fine
dell'antica anatomia.
Contemporaneo di Vesalio ed
egli stesso professore a Padova è Gabriele Falloppio,
che descrive la vascolarizzazione del rene, i calici
renali e le papille renali. Negli stessi anni a Roma
Bartolomeo Eustachi scopre le ghiandole surrenali.
Nella seconda metà del 1600
Lorenzo Bellini descrive la filtrazione
dell'urina nei reni.
L'invenzione del microscopio
offre nuove possibilità di scoperte. Nel 1661
Marcello Malpighi, considerato il fondatore della
microscopia clinica, descrive i glomeruli renali e la
vascolarizzazione microscopica del rene. Il 1600, grazie
alle scoperte di Bellini e Malpighi fu il secolo nel
quale l'anatomia dell'apparato urogenitale e in
particolare del rene comincia a delinearsi in modo più
chiaro ponendo così le basi per le conoscenze del
meccanismo della diuresi.

A Copenaghen Thomas
Bartolini (1616-1681) descrive finalmente la
prostata così come la conosciamo oggi. Negli stessi anni
a Parigi Jean Riolan, uno dei medici più illustri
della Scuola di medicina di Parigi, dichiara che la
ritenzione urinaria può essere causata da una
tumefazione della prostata.
Nel 1700 a Padova, Giovan
Battista Morgagni (1682 - 1771) descrive una grande
varietà di patologie dell'apparato urogenitale; nel suo
trattato, per la prima volta nella storia, individua
l'ipertrofia della prostata che colpisce i soggetti più
anziani e descrive la vescica da sforzo; a quei tempi
l'età media era sui 40 anni e pochi individui di sesso
maschile arrivavano all'età della prostata. Pertanto
l'ipertrofia prostatica era misconosciuta, e sicuramente
non aveva l'impatto epidemico presente nella nostra
società. Morgagni inoltre classifica i tumori dei reni e
della vescica, riconosce le stenosi dell'uretra e le
malformazioni ureterali. La sua opera fa di lui il padre
dell'anatomia-patologica moderna.

Negli stessi anni preziosi
contributi alla conoscenza dell'anatomia prostatica
vengono dati da Gian Domenico Santorini (1681 -
1737).
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