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Cancro
prostatico: istruzioni per la prevenzione
Articolo della Dr.ssa
Elena Andretta (U.O. di Urologia Ospedale di Dolo)
pubblicato su "IL GAZZETTINO"
Ormai è un classico sentire
uomini sopra i 50 che dicono “Eh, ho la prostata!”. Ma
cos’è la prostata? E’ una ghiandola che produce il
liquido seminale, ossia la componente liquida dello
sperma maschile. Ha dimensioni di castagna nell’uomo
giovane, si trova sotto la vescica urinaria ed è
attraversata dal primo tratto dell’uretra; è influenzata
dagli ormoni sessuali maschili e s’ingrandisce
progressivamente col passare degli anni. Qualche giovane
sperimenta la prostatite , cioè l’infiammazione della
prostata, ma solitamente con la prostata ci fanno i
conti i maschi dai 50 anni in poi, come quelli che se lo
comunicano avviliti quando devono interrompere la
partita di briscola all’osteria per andare ad urinare.
Due sono le malattie che
spesso colpiscono la prostata: l’ipertrofia ed il
cancro. L’ipertrofia è l’ingrandimento fisiologico della
prostata che, in un maschio su due, comprime l’uretra
con conseguente ostacolo alla minzione (cioè l’atto
dell’urinare). I sintomi dell’ipertrofia prostatica
compaiono gradualmente e sono l’ attesa prima della
minzione, l’indebolimento del getto urinario, il
gocciolio a fine minzione, l’impellenza urinaria, le
minzioni notturne e la sensazione di incompleto
svuotamento vescicale. Quindi “ho la prostata” va
tradotto in medichese con “ho disturbi urinari da
ipertrofia della prostata”. Il cancro dà gli stessi
disturbi ma spesso con decorso più rapido; talvolta si
manifesta da subito con sintomi da diffusione del
tumore, come i dolori ossei dovuti alle metastasi ossee.
E’ però sempre più frequente riscontrare cancri
prostatici senza sintomi, ad indicare che la prevenzione
di questo tumore è notevolmente migliorata negli ultimi
anni.
Considerato che il cancro prostatico è
secondo per frequenza solo al tumore del polmone, e che
viviamo in un paese con elevata aspettativa di vita, va
da sé che la prevenzione del cancro dovrebbe indurre gli
uomini a controlli urologici periodici dopo i 50 anni, o
persino dai 40 anni in caso di familiarità per cancro
prostatico o nei maschi di colore. Si sta affermando il
concetto di salute al maschile, mutuato chiaramente da
quello femminile, e pertanto la visita urologica
periodica è l’equivalente del pap-test o della
mammografia femminili: la diagnosi precoce di cancro
prostatico aumenta notevolmente le possibilità di
guarigione.
Come si scopre il tumore
prostatico in fase precoce? Con un esame del sangue (PSA
o antigene prostatico specifico) e con l’esplorazione
rettale. Il PSA è una proteina prodotta dalla prostata i
cui valori aumentano con l’aumentare delle dimensioni
della ghiandola, ma soprattutto in presenza di un
cancro. Con l’esplorazione rettale l’urologo valuta
dimensioni e consistenza della prostata e può così
riscontrare eventuali noduli sospetti. Ancora oggi tale
visita viene evitata da molti maschi per timore o
vergogna, ma va sottolineato che è fondamentale per la
diagnosi precoce di tumore e che si tratta di una visita
rapida ed indolore (certo tatto e garbo del medico non
guastano). E’ preferibile rivolgersi all’urologo dopo
aver già eseguito il dosaggio del PSA per un motivo
tecnico - la palpazione della prostata può alterare il
valore del PSA ingenerando infondati sospetti di tumore
– e per avere la definizione del proprio quadro in
un’unica visita. Qualora PSA e/o esplorazione rettale
siano sospetti si eseguono le biopsie prostatiche in
corso di ecografia, cioè si eseguono dei prelievi
prostatici per via rettale che vengono poi esaminati al
microscopio. Il successivo iter terapeutico verrà
modulato in base allo stadio del tumore e all’età del
soggetto. Nei cancri localizzati si asporta
chirurgicamente la prostata o si esegue radioterapia.
Nei tumori extra-prostatici si possono praticare varie
terapie il cui comune denominatore è la castrazione
farmacologia: si somministrano farmaci che riducono gli
ormoni maschili e così si elimina il più importante
fattore di crescita del tumore. Incontinenza urinaria ed
impotenza sono esiti non infrequenti dei trattamenti per
cancro prostatico.
Una caratteristica
particolare di questo tumore è la notevole diversità tra
incidenza e morbilità, nel senso che solo una minoranza
delle persone con cancro prostatico muore o ha disturbi
per questa malattia. A tutt’oggi non siamo in grado di
valutare l’aggressività del singolo cancro e quindi non
sappiamo ancora quando è preferibile procedere con cure
aggressive o quando è sufficiente sorvegliare un tumore
che non darà mai alcun segno della sua presenza.
Ancora oggi sono molti gli
uomini che sottovalutano o negano difficoltà urinarie
invalidanti o che temono l’esplorazione rettale, per
evidenti tabù sessuali. Alcuni vengono condotti
dall’urologo da mogli preoccupate per le numerose levate
notturne, altri rompono gli i indugi stanchi di
organizzarsi la vita in funzione della disponibilità di
toilette. Ma la maggior parte delle visite preventive
nasce dalla paura “ho un tumore della prostata?”
In conclusione gli uomini dovrebbero
sottoporsi ad una visita urologica annuale dai 50 anni
in poi per la prevenzione del cancro prostatico, ma
anche per l’eventuale cura di disturbi urinari da
ipertrofia prostatica e, perché no, per la valutazione
ed il trattamento della sempre più frequente impotenza.
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