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L'ipertrofia prostatica
La prostata
La prostata è una ghiandola
sessuale maschile situata alla base della vescica, e
circonda il tratto iniziale dell'uretra. La funzione
della prostata è quella di produrre delle secrezioni che
costituiscono gran parte del liquido spermatico.
La particolare posizione
della prostata spiega come una sua alterazione influenzi
il meccanismo della minzione.
Con l'età la prostata tende
generalmente ad aumentare di volume (è la cosiddetta
"ipertrofia o iperplasia prostatica") causando dei
disturbi a carico dello svuotamento vescicale.

I sintomi
dell'ipertrofia prostatica
L'aumento di volume della
prostata causa alcuni sintomi caratterizzati dalla loro
persistenza nel tempo e solitamente accentuati da freddo
(è osservazione comune che il "prostatico" urini peggio
nelle giornate fredde). I disturbi più frequenti sono:
- riduzione della forza del
getto urinario: questo sintomo viene valutato
dall'Urologo con un esame molto semplice denominato
uroflussometria
- pollachiuria: cioè il
bisogno di urinare spesso sia durante il giorno che di
notte (nicturia)
- minzione imperiosa: cioè
uno stimolo urinario impellente.
Il protrarsi nel tempo
dell'ipertrofia prostatica fa si che per svuotarsi la
vescica debba contrarsi con una forza sempre maggiore
per vincere la resistenza determinata dall'ingrossamento
della prostata; ciò può determinare la formazione di
estroflessioni della parete vescicale (dei sacchettini
più o meno grandi) denominati diverticoli vescicali.
L'ostruzione provocata dall'ingrossamento della prostata
provoca spesso un incompleto svuotamento della vescica:
il ristagno di urine all'interno della vescica può
causare lo sviluppo di infezioni urinarie e la
formazione di calcoli all'interno della vescica stessa.
Talvolta l'ostacolo allo svuotamento della vescica è
tale da impedire completamente la minzione; in questa
situazione il paziente non riesce ad urinare (ritenzione
urinaria) ed è necessario applicare un catetere per
svuotare la vescica.
La notevole frequenza delle
malattie della prostata rende consigliabile a tutti i
maschi sopra i 50 anni una visita urologica annuale,
anche se non sono presenti disturbi.

La cura dell'ipertrofia prostatica
Scopo della terapia
dell'ipertrofia prostatica è quello di far urinare
meglio il paziente.
Una minzione valida è
espressione di un buon funzionamento dell'apparato
urinario. Ridurre o risolvere l'ostruzione provocata
dall'ipertrofia prostatica vuol dire 1) migliorare la
qualità di vita del paziente eliminando i fastidiosi
disturbi tipici dell'ipertrofia prostatica 2) fare in
modo che la vescica ed i reni non soffrano
permettendogli di produrre ed eliminare le urine in modo
adeguato.
La terapia per l'ipertrofia
prostatica si basa essenzialmente sui farmaci e
sull'intervento chirurgico.
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La cura
dell'ipertrofia prostatica: la terapia medica
In base alla
situazione riscontrata dall'Urologo potrà essere
prescritta una terapia con dei farmaci. I
farmaci per l'ipertrofia prostatica sono di due
tipi : quelli che agiscono cercando di ridurre
il volume della prostata e quelli che svolgono
un'azione sulla muscolatura del collo vescicale
aumentandone l'apertura e determinando così un
miglioramento del getto urinario. Talvolta può
essere necessario associare questi due tipi di
farmaci. Se la situazione prostatica è piuttosto
avanzata, o se la terapia medica non ha risolto
i disturbi causati dall'ipertrofia prostatica è
necessario ricorrere alla terapia chirurgica. |
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La cura
dell'ipertrofia prostatica: l'intervento chirurgico
La terapia chirurgica per
l'ipertrofia prostatica consiste nella rimozione di
quella parte di prostata ingrossata (l'adenoma
prostatico) che ostruisce il collo vescicale impedendo
una regolare minzione. L'operazione può essere di due
tipi : l'intervento chirurgico tradizionale o
l'intervento per via endoscopica. In entrambi i casi ciò
che viene asportato è soltanto l'adenoma e non tutta la
ghiandola prostatica. Il volume della prostata e
l'eventuale presenza di complicanze (calcoli vescicali,
diverticoli vescicali) rappresentano i criteri di scelta
del tipo di intervento. I risultati finali saranno
esattamente gli stessi per entrambi i tipi di
intervento. In linea di massima possiamo dire che si
preferisce eseguire l'intervento chirurgico tradizionale
nel caso di una prostata particolarmente voluminosa,
mentre nel caso di prostate di dimensioni minori si
preferirà eseguire l'intervento per via endoscopica. Le
dimensioni della prostata vengono accuratamente valutate
con l'ecografia prostatica
transrettale.
L'intervento chirurgico tradizionale: l'adenomectomia
retropubica
L'adenomectomia prostatica
retropubica (o intervento di Millin, dal nome
dell'urologo che lo ideò) può essere eseguita sia in
anestesia generale che in anestesia spinale. La prostata
viene raggiunta attraverso un'incisione dell'addome,
viene aperta la sua capsula ed estratta la parte
ostruente (l'adenoma). Viene quindi posizionato un
catetere in vescica ed un tubo di drenaggio temporaneo.
La chiusura della parete addominale conclude
l'intervento. Il catetere vescicale ed il tubo di
drenaggio vengono rimossi dopo pochi giorni. La degenza
in ospedale dura circa 6-8 giorni.
 
L'intervento chirurgico endoscopico: resezione
endoscopica transuretrale della prostata (TURP)
Rappresenta il più comune
intervento per la cura dell'ipertrofia prostatica e
viene generalmente eseguito in anestesia spinale.
Attraverso l'uretra viene introdotto uno speciale
strumento (il resettore) dotato di un sistema ottico che
consente la visione dell'uretra e della vescica, e di un
sistema elettrico tagliente con il quale viene
"resecata" (cioè tagliata a piccole fettine) la parte di
prostata ostruente; con tale strumento viene eseguita
anche la coagulazione dei vasi sanguigni sanguinanti.
Una piccola telecamera collegata ad un monitor permette
anche al paziente di seguire tutte le fasi
dell'intervento. Anche in questo caso al termine
dell'operazione viene posizionato un catetere vescicale
che verrà rimosso dopo pochi giorni. L'assenza di una
ferita chirurgica esterna consente un tempo di degenza
più breve, di circa 3 - 6 giorni.
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TURP |
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Ipertrofia prostatica: |
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aspetto endoscopico |
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Dopo l'intervento
Come abbiamo già detto il
tempo di degenza dipende essenzialmente dal tipo di
intervento eseguito; sarà un po' più lungo nel caso di
intervento chirurgico tradizionale perchè la ferita
chirurgica esterna necessita di alcune medicazioni e
sarà poi necessario rimuovere il tubo di drenaggio e i
punti di sutura esterni. Sia nel caso di TURP che di
intervento chirurgico tradizionale, attraverso il
catetere vescicale per qualche giorno viene fatto un
lavaggio, allo scopo di mantenere "pulita" la vescica
liberandola da eventuali coaguli di sangue che possono
essersi formati. Trattandosi di un "corpo estraneo" il
catetere può talvolta dare qualche lieve fastidio (la
sensazione di dover urinare o qualche bruciore lungo
l'uretra); si tratta comunque di disturbi davvero di
lieve entità e temporanei. Il giorno dopo l'intervento
ci si può già alzare dal letto e camminare. La rimozione
del catetere e la ripresa di minzioni spontanee
precedono la dimissione.
Per alcuni giorni dopo
l'intervento è opportuno assumere dei disinfettanti
urinari che verranno prescritti al momento della
dimissione. Nei primi giorni dopo la dimissione le urine
potranno mantenere una colorazione rossastra, che potrà
diventare un po' più intensa durante sforzi fisici (per
es. durante la defecazione): ciò è dovuto alla presenza
di qualche piccolo coagulo o di un modesto sanguinamento
che si risolve spontaneamente dopo pochi giorni. Lievi
bruciori urinari od uno stimolo ad urinare
frequentemente o con urgenza sono disturbi normalissimi
dopo l'intervento alla prostata e si risolvono
spontaneamente nel giro di alcuni giorni. Piccole
perdite involontarie d'urina (per esempio quando si
tossisce) sono un evento frequente ma temporaneo e
beneficiano di alcuni semplici esercizi (per esempio
interrompere il getto urinario durante la minzione) che
hanno lo scopo di rinforzare i meccanismi muscolari
preposti alla continenza.
Dopo l'intervento sia
endoscopico che chirurgico tradizionale è opportuno un
adeguato periodo di convalescenza . E' consigliabile
evitare per almeno 1 mese attività sportive, esercizi
fisici pesanti e lunghi viaggi (soprattutto in macchina
ma anche in treno). Già dopo 10 - 15 giorni
dall'intervento si può riprendere l'attività lavorativa.
Attività sessuale
Come per le altre attività
fisiche anche per la ripresa di una normale attività
sessuale dopo l'intervento è consigliabile un periodo di
riposo di circa 1 mese.
Erezioni: una domanda
che viene spesso posta dai pazienti prima
dell'intervento è se la terapia chirurgica
dell'ipertrofia prostatica modifichi in qualche modo la
propria "virilità". L'intervento chirurgico alla
prostata, sia esso stato eseguito per via chirurgica
tradizionale sia per via endoscopica, non modifica le
proprie prestazioni sessuali in quanto la terapia
chirurgica non coinvolge le strutture nervose e
vascolari deputate all'erezione. Quindi chi ha erezioni
valide prima dell'intervento continuerà ad averle anche
dopo.
Eiaculazione:
l'intervento chirurgico modifica il meccanismo della
eiaculazione, determinando la cosiddetta "eiaculazione
retrograda". Lo sperma anzichè essere espulso
all'esterno, refluisce in vescica ed in seguito viene
eliminato con le urine. Questa particolare modalità di
eiaculazione è conseguenza diretta ed inevitabile
dell'asportazione chirurgica (insieme all'adenoma
prostatico) delle fibre muscolari che chiudono il collo
vescicale. L'eiaculazione retrograda non modifica
comunque in nessun caso il piacere sessuale. D'altronde
l'eiaculazione retrograda è un fenomeno talvolta già
noto a quei pazienti che prima di sottoporsi
all'intervento chirurgico hanno assunto alcuni farmaci
per la terapia dell'ipertrofia prostatica: tali farmaci
(denominati alfa-litici) per la loro attività sulla
muscolatura del collo vescicale possono infatti in
alcuni casi provocare l'eiaculazione retrograda.
Fertilità:
l'intervento chirurgico alla prostata ha come
conseguenza irreversibile l'infertilità. E' importante
esserne pienamente consapevoli e, in caso di dubbi,
parlarne con chiarezza all'Urologo.
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