|
URETROCISTALGIE IDIOPATICHE
FEMMINILI
E. ANDRETTA, P. SEREN,
P. BASTIANELLO, S. BENZONE, V. GASPARELLA, G. ARTUSO, G.
SIGNORELLI
Unità Operativa di Urologia – Ospedale di Dolo - Venezia
Introduzione
Per uretrocistalgia (UC) intendiamo quella costellazione
di sintorni irritativi del basso apparato urinario,
accompagnati o meno da algie pelviche, perineali e/o
sovrapubiche, di solito espressione di patologie note e
ben codificate; le forme idiopatiche (UCI) sono
caratterizzate dal decorso cronico o ricorrente e
dall'assenza di una causa eziologica identificabile. Ci
è parso più corretto definire questi quadri sindromici
UC per non sottovalutare l'eventuale ruolo dell'uretra
nella loro genesi.
Le UCI, o painfui bladder syndrome anglosassone (1),
comprendono la cistite interstiziale (CI) e la sindrome
uretrale (SU) che molti autori considerano
manifestazioni di diversa gravita dello stesso spettro
di patologia con la SU come forma autolimitata e di
minore gravita (2). Nel tempo sono stati coniati molti
termini per descriverle - cistalgia ad urine limpide,
cistite cronica abatterica, urgency-frequency syndrome,
vescica ipersensitiva, idiopathic reduced bladder
Storage, pelvic pain ecc - ed ancora oggi la UCI non
inquadrabile come CI viene considerata espressione
isterica o somatizzazione da parte di donne labili e
insoddisfatte sessualmente.
Classificazione eziologica
1) Cause Urologiche: uretrocistiti, neoplasie
uretro-vescicali, vescica post-flogistica, neurovescica,
stenosi uretrale, diverticolo uretrale, calcoli
ureterali prevescicali e vescicali, ernia vescicale,
iatrogene (esito di colpo-pessi, chirurgia uretrale
ecc.).
2) Cause Ginecologiche: flogosi, leiomiomi, neoplasie,
cndometriosi, atrofia vulvovaginouretrale, prolasso
genitale, retroversione uterina, esiti aderenziali e
cicatriziali, varicocele pelvico.
3) Cause Sistemiche: collagenosi, sarcoidosi, leucemia,
amiloidosi.
4) Cause Endocrine: ipoestrogenismo, ipertiroidismo,
diabete.
5) Cause Funzionali: instabilità detrusoriale
idiopatica, ritenzione di urina idiopatica, malattia del
collo vescicale, instabilità uretrale (?).
6) Da patologie viciniori: massa pelvica, colon
irritabile, diverticolosi.
7) Cause psichiatriche.
8) Idiopatiche: cistite interstiziale, sindrome
uretrale.
Ipotesi eziopatogenetiche
Alcuni autori parlano di "pelvic pain", altri di "urgency-frequency
syndrome" ponendo quindi l'accento chi sul dolore e chi
sui sintomi irritativi. Molteplici ipotesi
eziopatogenetiche sono state proposte: viene ventilata
una genesi multifattoriale ed è possibile che noxae
diverse portino allo stesso quadro clinico. La
distinzione tra SU e CI è arbitraria e sfumata e tutte
due le condizioni si configurano come entità nebulose,
come diagnosi di esclusione.
Tra le ipotesi più accreditate vi è il deficit di
permeabilità vescicole: un deficit primitivo o acquisito
del film di glicosaminoglicani (GAGs) endovescicali
consente la retrodiffusione di soluti urinarl nella
parete vescicale, ove si innescherebbero reazioni
tossiche o immunomediate La compromissione sperimentale
dei GAGs, ottenibile con solfato di protamina, scatena
pollachiuria, urgenza e dolore vescicale che
regrediscono con eparina (3). Correlata a questa vi è
l'ipotesi metabolica sostenuta da Gillespie, che rilevò
alterazioni del metabolismo delle arilalchilamine in 250
CI ed ottenne buone risposte con la sola terapia
dietetica (4).
La CI viene da taluni considerata una "distrofla
simpatica riflessa" analoga alla causalgia;
l'iperattività vasomotoria simpatica produrrebbe
vasocostrizione, ischemia e distrofia esitando nella
sindrome uretrocistalgica (5). Vi sono crescenti
segnalazioni in letteratura sull'aumento delle fibre
nervose simpatiche e dei neurotrasmettitori del sistema
nonadrenergico noncolinergico nelle vesciche di soggetti
con CI (6).
Le disfunzioni neuromuscolari del pavimento pelvico
potrebbero essere il comune denominatore di molte
patologie disfunzionali (stipsi, prostatismo, vaginismo,
dolore pelvico, UCI). Schmidt ipotizza che il fattore
scatenante sia un'alterazione neurogena della branca
afferente e suggerisce la neuromodulazione come terapia
ideale (7).
Infezioni misconosciute: non è mai stato evidenziato il
coinvolgimento di microorganismi noti nella CI, mentre
in passato alcune SU erano sostenute da Chlamidie o
Mycoplasmi. Maskell sostiene che il concetto di
infezione urinaria si è fossilizzato su criteri
obsoleti. Le UCI potrebbero dipendere da: basse conte di
patogeni, germi a lenta crescita, batter! anaerobi,
germi tradizionalmente considerati contaminanti (es.
Staphilococcus saprophiticus) o da batter! opportunisti
selezionati da terapie antimicrobiche indiscriminate
(es. lattobacilli) (8).
Genesi psicogena: nel 1980 Carison (9) riscontrò un'alta
incidenza di ipocondriache, isteriche e schizofreniche
tra le SU. Da casistiche americane emerge che il dolore
pelvico cronico riguarda donne con storia di abusi
sessuali nell'infanzia nel 40-60% dei casi (10, 11).
Molte CI sono state isterectomizzate - il 44% nella
recente indagine epidemiologica di Kozioì (12) - per cui
il vissuto di menomazione della femminilità potrebbe
giocare un ruolo.
Un'indagine psicologica accurata può identificare
patologie psico-affettive con sottostanti disagi
sessuali, fantasie sulla gravidanza, lutti non
elaborati.
È anche normale rispondere ad una patologia cronica con
atteggiamenti depressivi, a maggior ragione se non ci si
sente creduti e presi in carico da curanti e familiari,
per cui i tratti neurotici potrebbero essere effetto
anziché causa dei sintomi. L'ipotesi antoimmune è stata
smentita da varie evidenze sperimentali e conserva un
valore storico (14).
Diagnosi
L'anamnesi e l'esame obiettivo dovranno escludere le
altre cause note di UC. Vanno indagati la sfera sessuale
e l'alvo, eventuali leucorree e spotting vaginali. In
questa fase andrebbero anche identificate le pazienti da
avviare a valutazione psichiatrica.
L'esame obiettivo è mirato alla ricerca di prolassi
genitali, alterazioni del tono anale, dei riflessi
addominali ed osteotendinei; vanno valutati la colonna
vertebrale ed il piano pelvico. Nelle UCI è di comune
riscontro l'ipertono del muscoli pubococcigei e
l'incapacità di rilassarli, nonché una spiccata
dolorabilità vescicale.
Esame urine ed urinocoltura devono essere negativi in
2-3 rilevazioni successive; nei casi dubbi (es. piuria
con urinocoltura negativa) è consigliabile il prelievo
sovrapubico di uri-na ed il coinvolgimento del
microbiologo. Opportuni il tampone vaginale, comprensivo
della ricerca di Chiamidie e Mycoplasmi, la citologia
urinaria, l'uroflussometria ed il diario minzionale. Il
diario minzionale oggettiva l'entità della pollachiuria
e la capacità vescicale spontanea ed inoltre è uno
strumento per coinvolgere attivamente la paziente nel
successivo iter.
Ecografica renale e pelvica, cistografia con fase
minzionale e studio urodinamico vanno eseguiti con la
prevalente finalità di escludere altre patologie. Nello
studio urodinamico si possono riscontrare urgenza
sensitiva e riduzione di capacità e compliance vescicali
nei casi avanzati.
La cistoscopla con idrodistensione in anestesia e la
biopsie vescicale sono le ultime tappe diagnostiche.
L'evidenza di glomerula-tions e la ridotta capacità
vescicale (< 350 cc)
consentono di porre diagnosi di CI in base ai criteri
stabiliti nel 1987 dal National Institute of Arthritis,
Diabetes, Digestive and Kidney Disease (NIDDK) (15).
Tali criteri sono indicatori di malattia avanzata per
cui molte CI precoci o non conclamate possono essere
sottovalutate ed entrare nel calderone delle SU che
comprendono tutte le UCI che non soddisfano i criteri
del NIDDK. Non vi sono comunque indicatori patognomonici
di CI: le glomerulations, la riduzione di capacità
vescicale e gli infiltrati detrusoriali di mastzellen
possono essere riscontrati in altre condizioni. Awad e
collaboratori hanno verificato, nella loro casistica di
61 soggetti, che l'unica differenza tra le 42 CI e le 19
piccole vesciche idiopatiche erano i reperti endoscopici
(16).
Anatomia patologica
Nei prelievi bioptici di donne con UCI si possono
osservare vari quadri istologici, che vanno dalla
completa negatività al riscontro di carcinomi in situ
sfuggiti alle precedenti indagini. Più frequentemente
vengono rilevati processi infiammatori di varia gravita
(cistite cronica e subacuta aspecifica, cistite
eosinofila ecc.) e processi iperplastici, metaplasi-ci e
reattivi di varia natura (cistite disendocrina, cistite
cistica, cistite follicolare).
La cistite disendocrina, attribuita ad ipoestrogenismo,
è caratterizzata dalla presenza di aree di epitelio
squamoso nella vescica che però sono presenti
fisiologicamente nel trigono. Diverso è il riscontro di
atrofia cervico-uretrale espressione della mancata
stimolazione estrogenica nella donna in menopausa (17).
Nella cistite eosinofila vi è un fitto infiltrato
infiammatorio con ricca componente granu-locitaria
eosinofila, commista a plasmacellule linfociti e
macrofagi. Può evolvere verso la fibrosi cicatriziale.
Se ne distingue una forma allergica ed una forma
eosinofila propriamente detta che ha presentazione
cllnica tardiva e riguarda adulti senza precedenti
allergici noti. La cistite eosinofìla propriamente detta
può essere associata a carcinoma uroteliale e a
parassitosi e pertanto richiede un follow-up attento
(18).
È opinabile che si possa fornire un quadro istologico
caratteristico per la CI, poiché nella letteratura tutti
i parametri istopatologici proposti sono stati nel tempo
contestati (19). Vari quadri morfologici sono stati
descritti, a parte la classica forma ulcerativa di
Hunner per la quale sono diagnostici l'epitelio
denudato, l'ulcerazione e la flogosi sottomucosa severa
(20).
Nel casi non ulcerativi si osservano lesioni non
specifiche quali la pancistite con flogosi linfocitaria
perineurale, l'infiltrazione mastcellulare, l'edema
mucoso, l'ectasia vasale, l'ispessimento della membrana
basale, la fibrosi.
Molto discusso il ruolo delle mastzellen quali marcatori
della CI: da autori che ne sono convinti sostenitori
(21, 22) si passa ad altri che non gli attribuiscono
alcun ruolo (23). La diagnosi di CI non può essere posta
con certezza su base istologica e l'esame microscopico
nelle UCI ha prioritariamente la funzione di escludere
altre entità (neoplasie piane, cistite eosinofìla,
tubercolosi, malacoplachia ecc.).
Sembra che un ruolo importante in tale forma morbosa
abbia l'aumento della innervazione simpatica della
parete vescicale, la quale modulerebbe la popolazione
mastcellulare locale condizionando il rilascio di
istamina e quindi la permeabilità vasale (6).
Terapie "conservative"
Le opzioni terapeutiche sono empiriche e sostanzialmente
sintomatiche. Varie cure sono state proposte nel tempo
ma per nessuna sono disponibili studi controllati e di
numerosità adeguata che ne documentino l'efficacia. Un
ulteriore elemento che inficia la valutazione dei vari
approcci terapeutici è la grande difformità delle
risposte individuali, riconducibili in parte all'habitus
psicologico delle singole pazienti ed in parte
all'andamento intermittente della UCI. È opportuno
cominciare con le terapie più blande e procedere con
quelle più impegnative nelle non-responders. Importante
è informare le pazienti sulla natura della UCI. Utili
anche le indicazioni dietetiche.
Terapie riabilitative
Sono tecniche semplici e poco invasive che possono dare
buoni risultati in pazienti col-laboranti e motivate.
- Terapia comportamentale: ha l'obiettivo di addestrare
le pazienti al progressivo allungamento degli intervalli
minzionali ed al recupero della capacità vescicale. La
fisiokinesiterapia (FKT) perineale è di ausilio per
l'acquisizione di un tono pelvico idoneo al controllo
della minzione (24).
- Elettrostimolazione, biofeedback, FKT perineale: usate
singolarmente o in associazione hanno l'obiettivo di
rieducare il pavimento pelvico e di trattare le
disfunzioni uretrali e detrusoriali associate (25, 26,
27).
Tecniche di modulazione del dolore
- Transcutaneous Nerve Stimulation (TENS):
si applica una stimolazione elettrica in aree critiche
entro i dermatomeri sacrali. La stimolazione delle fibre
cutanee afferenti di grosso calibro sopprime le
sensazioni nocicettive all'interno dello stesso
dermatomero. L'efficacia è imprevedibile da soggetto a
soggetto e non è duratura (7, 28).
- Agopuntura: gli aghi vengono posizionati sopra al
malleolo mediale nella gamba. Probabilmente vengono
attivate direttamente
le fibre muscolari afferenti che modulano la
trasmissione del dolore al midollo spinale (29, 30).
Terapie sistemiche
Gli anticolinergici sono spesso utilizzati in prima
istanza come sintomatici con effetti incostanti.
Fleischman riferisce buoni risultati con la nifedipina
(31); gli alfa-litici potrebbero controllare i sintomi
da ipertono dello sfintere liscio mentre le
benzodiazepine, associate alle tecniche riabilitative,
sono suggerite per le UCI da ipertono dello sfintere
uretrale striato (26). Gli antistaminici, inibendo il
rilascio di istamina dalle mastzellen, vengono usati fin
dagli anni 60: particolare attenzione stanno ora
ottenendo cimetidina e idrossizina (32, 33).
L'amitriptilina è riferita efficace nel 50% dei casi di
CI. Il meccanismo di azione potrebbe dipendere dal
blocco dei recettori istaminici delle mastzellen, e
dall'innalzamento della tolleranza al dolore grazie agli
effetti antidepressivo e anticolinergico (34). Il
pentosanpolisolfato sodico (Elmiron), un analogo
sintetico dei GAGs, si è dimostrato efficace, in uno
studio controllato, nel 42% delle pazienti contro il 20%
del placebo. Sembra più attivo nelle forme lievi che
nelle severe, ma non è approvato per questo utilizzo
dalla Food Drug Administration americana (FDA) (35).
Un'antagonista degli oppiacei, il naimefene, è stato
utilizzato con buoni risultati in 37 soggetti con CI da
Stone nel 1994: anche in questo caso il meccanismo
d'azione sarebbe riconducibile alle rnattzellen che
degranulano e rilasciano istamina ed altri mediatori
infiammatori se stimolate dagli oppiacei (36).
Terapie endocavitarie
Si stanno affermando come terapie di prima linea;
rispetto alle terapie sistemiche il contatto diretto del
farmaco con l'organo bersaglio minimizza gli effetti
collaterali dose-dipendenti.
L'unico farmaco approvato dal FDA è il dimetilsulfossido
(DMSO) che ha proprietà antiinfiammatorie, analgesiche,
miorilassanti ed inibisce la degranulazione delle
mastzellen e la fibrogenesi.
Non è disponibile in Italia. Può essere usato da solo o
in associazione alla dose di 50 cc al 50%; va lasciato
in vescica per 15-20'. Vengono segnalate risposte
positive fino al 60-80% contro il 18% dei placebo. La
durata della risposta è variabile e molte pazienti
richiedono terapia continuativa (37, 38).
Molto diffusa anche l'eparina che ripristina i GAGs
endovescicali: si instlllano 10.000 unità diluite in 10
cc di soluzione fisiologica a cadenza giornaliera che
viene ridotta progressivamente a 3-4 alla settimana. Le
pazienti, istruite all'autocateterismo, possono
autosomministrarsela. Sono necessari 2-4 mesi per
osservare qualche beneficio (39).
I costi di eparina e DMSO oscillano tra le 200.000 e le
250.000 lire settimanali.
Il nitrato d'argento e l'ossiclorosene sodico (Clorpactin)
sono poco maneggevoli perché l'istillazione è dolorosa e
richiede l'anestesia (40).
Terapie strumentali
- Calibrazione uretrale: ha finalità diagnostiche e
terapeutiche per le stenosi uretrali, più comunemente
del mesto uretrale. Non ha alcun razionale terapeutico
se non in questa eventualità. In caso di uretra
"ipersensibile" può peggiorare i disturbi; altre volte
si ottengono insperati successi in uretre peraltro
regolari.
- Idrodistensione vescicale: da 50 anni viene
riconosciuta efficace: è ripetibile. Si esegue in
anestesia riempiendo la vescica per gravita fino alta
pressione di 60-80 cm h20 per qualche minuto. Un maggior
grado di cistodistensione si ottiene con il pallone
endovescicale di Heimstein, tecnica gravata da maggiori
rischi di perforazione vescicale. Si verifica una
progressiva remissione dopo alcune settimane dal
trattamento nel 60% dei casi e per 4-12 mesi (41, 42).
- Resezione, diatermocoagulazione e laser endoscopici:
utilizzabili per lesioni localizzate (ulcera di Hunner).
Vi sono segnalazioni sulla loro efficacia (43, 44).
- Infiltrazioni cervico-trigonali.
Casistica cllnica
Dal Giugno 1994 al Marzo 1997 si sono presentate presso
i nostri ambulatori 28 donne con UCI, di età compresa
tra 27 e 73 anni con una media di 52. Si trattava di
casi di prima osservazione rispondenti ai criteri del
NIDDK. I sintomi erano insorti dopo eventi medici o
familiari significativi nel 50% dei casi.
Tutte le pazienti in menopausa erano state pre-trattate
con estrogeni topici per 3 mesi senza miglioramenti. La
frequenza minzionale diurna oscillava da 8 a 20 e quella
notturna da 2 a 10; la massima capacità vescicale
spontanea variava da 80 a 550 cc.
Le pazienti sono state sottoposte a tutte le indagini
indicate nel paragrafo "diagnosi". Sei soggetti sono
stati valutati dal neurologo per stato ansioso e 4 dal
ginecologo per prolasso genitale di 1°-2° grado.
Abbiamo distinto le pazienti in 5 CI e 23 SU sulla
scorta dei dati clinici, endoscopici ed istologici.
Glomerulations sono state evidenziate nelle 5 CI ed in 2
SU (che però esibivano una capacità vescicale spontanea
superiore a 500 cc e cistite cronica aspecifica
all'istologia). L'anatomo-patologo ha riscontrato
infiltrati di mastzellen detrusoriali e pancistite in 3
CI e flogosi cronica aspecifica in 2; in 4 SU l'esame
istologico era normale e nelle altre 19 era presente un
qualche grado di cistite cronica, a prevalenza
eosinofila in un soggetto.
Sono state trattate con amitriptilina 25 mg in monodose
serale tutte le pazienti tranne 6 SU con capacità
vescicale spontanea superiore ai 500 cc che sono state
sottoposte a TENS.
Le pazienti sono state rivalutate a 3 e 6 mesi e quindi
a cadenza annuale con anamnesi, carta minzioni di 2
giorni, esame urine, urinocoltura e citologia urinaria.
Un medico del nostro staff si è reso stabilmente
disponibile per seguire le pazienti sia ai controlli
ambulatoriali che telefonicamente per problemi
intercorrenti.
Nessuna paziente è sfuggita al follow-up che varia da 2
a 26 mesi.
Le CI classiche sono notevolmente migliorate dopo 6 mesi
di terapia (discontinuata precocemente in 3 casi); in 2
vi è stata recidiva dei sintomi dopo 7 e 9 mesi per cui
in un caso è stata ripetuta la cistodistensione e
nell'altro è stata instaurata terapia endocavitaria con
eparina.
Delle 17 SU trattate con amitriptilina per 6 mesi 11
sono migliorate e 6 sono rimaste invariate: in
quest'ultime sono state utilizzate altre terapie
(profilassi antimicrobica, diazepam, cimetidina), con
parziale remissione dei sintomi in 4.
Nelle 2 pazienti più giovani, di 27 e 30 anni, nessuna
opzione terapeutica ha modificato il quadro clinico.
La TENS ha sortito un buon effetto antalgico in 4/6
pazienti ma non ha modificato significativamente la
pollachiuria.
Conclusioni
L'urologo deve porsi 3 obiettivi di fronte ad un caso di
UCI: 1) escludere patologie soggiacenti 2) identificare
precocemente quei casi ad evoluzione sfavorevole; 3)
ricercare attivamente la collaborazione di altre figure
professionali al fine di tentare di migliorare la
qualità di vita di queste pazienti con altri approcci.
Purtroppo non vi sono parametri predittivi per
l'evoluzione di una UCI in piccola vescica retratta.
Ci paiono quindi indicati periodici controlli, annuali o
biennali, preferibilmente con gli stessi referenti in
quanto le pazienti che si sentono seguite e rassicurate
accettano più serenamente i loro disturbi. È
nell'approccio multidisciplinare che, a nostro avviso,
vanno ricercati i futuri trattamenti delle UCI,
coinvolgendo quindi al bisogno il fisiatra, il terapista
del dolore, il neurologo, lo psicologo, il psichiatra ed
il sessuologo (48, 49).
Bibliografia
1) Borque J.P.: Surgical management of the painfui
bladder. J. Urol. 65:25-30. 1951.
2) Hanno P.; Painful bladder syndromes. Cllnical Urology
edito da R.J. Krane. M.B. Slroky e J.M. Fitzpa-trick
J.B. Lippincoti Company Philadelphia 1994 pag 610-17.
3) Parsons C.L., Lilly J.D., Stein P.: Epithelial
dysfunction in non-bacterial cystitis (interstitial
cysti-tis). J. Urol. 145:732-35, 1991.
4) Gillespie L.: Metabolic appraisal of the effects of
dietary modiflcation on hypersensitive bladder symp-toms.
Br. J. Urol. 72:293-297. 1993.
5) Galloway N.. Cabale D., Irvin P.: Interstitial
cysti-tis or reflex sympathetic dystrophy of the bladder?
Semin. Urol. 9:148-31, 1991.
6) Hohenfellner M.. Nunes L., Schmidt R.A., Lampel A..
ThuroffJ.W.. Tanagho E.A.: Interstitial cystitis:
Increased sympathetic innervation and related
neu-ropeptide synthesis. J. Urol. 147:587-591. 1992.
7) Schmidt R.A., Hanno P.M., Siegel S.W.. Stone R.A.:
Management of pelvic pain da Annual meeting
instructional/postgraduate courses dell'American Urology
Association - Orlando 1996.
8) Maskell R.: Ampliamento del concetto di infezione del
tratto urinario. Br. J. Urol. 76:2-8, 1995.
9) Carson C.C., Segura J.W., Osborne D.M.: Evaluation
and treatment of the female urethral syndrome. J. Urol.
124:609-10, 1980.
10) Walker E., Katon W., Harrop-Griffiths J., Holm L.,
Russo J., Hickok L.R.: Relationship of chronic pelvic
pain to psychiatric diagnoses and childhood sexual
abuse. Am. J. Psychiatry 145:75-80, 1988.
11) Reiter R.C., Gambone J.C.: Demographic and historic
variables in women wlth idiopathic chronic pelvic pain.
Obstet. Gynecol. 75:428-32, 1988.
12) Kozioì J.A.: Epidemiology of interstitial cystitis.
Urol. din. NorthAm. 21:7-20, 1994.
13) Carison K.J., Nichols D.H., Schiffl.: Indications
for hysterectomy. New Engl. J. Med. 25:856-860, 1993.
14) Oravislo K.J.: Interstitial cystitis as an
autoimmune diseasc. A review. Eur. Urol. 6:10-13. 1990.
15) Gillenwater J.W., Wein M.: Summary of the National
Institute of Arthritis, Diabetes, Digestive and Kidney
Diseases workshop on Interstitial cystitis. J. Urol.
140:203-206, 1988.
16) Awad A.S., MacDiarmid S., Gajewsky J.B., Gupta R.:
Idiopathic reduced bladder Storage versus interstitial
cystitis. J. Urol. 148:1409-1412, 1992.
17) Klutke J.J., Bergman A.: Hormonal influence on the
urinary tract. Urol. din. North Am. 22:629-39, 1995.
18) Thijsse A. Gerridzen R.G.: Eosinophillc cystitis
presenting as invasive bladder cancer: comments on
pathogenesis and management. J. Urol. 144:977-979. 1990.
19) Fall M.. Johanson S.L., Aldenborg F.: Chronic
Interstitial cystitis: a heterogeneous syndrome. J.
Urol. 137:35-38, 1987.
20) Hunner G.L.: A rare type of bladder ulcer in women:
report of cases. Boston Med. Surg. J. 172:660, 1915.
21) Holm-Bestzen M.: Pathology and palhophylology of
palnfui bladder diseases. Urol. Int. 44:327-331, 1989.
22) Lynes W.L., Flynn S.D., Shortiiffe L.D.. Lemmers M.,
Zipser R., Roberts L.J., Stamey T.A.: Mast cel
iinvolvement in inlerstitial cystitis. J. Urol.
138:746-752, 1987.
23) Hanno P., Levin R.M., Monson F.C.. Teuscher C., Zhou
Z.Z., Ruggieri M., Whitmore K., Wein A.J.: Diagnosis of
interstitial cystitis. J. Urol. 143:278-281. 1990.
24) Parsons C.L., Koprowskl P.: Interstitial cystiytis:
successfui management by a pattern of increasing urinary
voiding interval. Urology 37:207-212, 1991.
25) Wear J.B., Wear R.B.. Cleeland C.: Biofeedback in
urology: preliminary observations. J. Urol. 121,
464,1979.
26) Barballas G.A., Meares E.M.: Female urethral
syndrome: clinical and urodynamic perspectives. Urology
23:208-212, 1984.
27) Fall M., Carisson C.A., Earlandson B.E.: Electrical
stimulation in interstitial cystitis. J. Urol.
123:192-195, 1980.
28) Fall M., Lindstrom S.: Transcutaneous Electrical
Nerve Stimulation in classical and non-ulcer
Interstitial cystitis. Urol. Clln. NorthAm. 21:131,
1994.
29) Mendelson G.: Acupuncture analgesia. Review of
clinical studies. Aust. NZ. J. Med. 7:642, 648, 1977.
30) Stoller M.L., Copeland S., Millard R.L, Murnaghan
G.F.: The efficacy of acupuncture in reversing the
unstable bladder in pig-taiied monkeys. J. Urol.
137:104A, 1987.
31) Fleischmann J.: Calcium channel antagonists in the
treatment of interstitial cystitis. Urol. din. North Am.
21,101,1994.
32) Seshadri P., Emerson L., Morales A.: Cimetidine in
the treatment of interstitial cystitis. Urology
44:614-616, 1994.
33) Theoharides T.C.: Hydroxyzine for interstitial
cystitis. J. Ali. din. Immunol. 91:686-687, 1993.
34) Hanno P.M.: Amitriptyline in the treatment of
Interstitial cystitis. Urol. din. North Am. 21(1):89-91,
1994.
35) Parsons C.L.. Mulholland S.G.: Successfui treatment
of interstitial cystitis with pentosanpolysulfate. J.
Urol. 138:513, 1987.
36) Stone N.S.: Naimefene in the treatment of
interstitial cystitis. Urol. din. North Am. 21:101-106,
1994.
37) Perez-Marrcro R., Emerson L.E., Feltis J.T.: A
controlied study of dimethyl sulfoxide in interstitial
cystitis. J. Urol. 140:36, 1988.
38) Sant G.R.: Intravesical 50% dimethyl sulfoxide
(Rimso 50) in treatment of interstitial cystitis.
Urology 29:17-21, 1987.
39) Parsons C.L., HousleyT., SchmidtJ.D., LebowD.:
Treatment of interstitial cystitis with Intravesical
heparin. Br. J. Urol. 73:504-507, 1994.
40) Cervigni M., Panel M., Perricone C.: Interstitial
cystitis. Urodinamica 2:113-126, 1995.
41) Bumpus H.C.: Interstitial cystitis: its treatment by
overdistension of the bladder. Medicai Clinics of North
Am. 13:1495-1499, 1930.
42) Hanno P.M., Wein A.L.: Conservative therapy of
interstitial cystitis. Semin. Urol. 9:143, 1991.
43) Fall M.: Conservative management of chronic
interstitial cystitis: transcutaneous electrical nerve
stimulation and transurethral resection.
44) Shanberg A.M., Malloy T.: Treatment of Interstitial
cystitis with neodymium YAG laser. Urology 29:31-33,
1987.
45) Oravisto K.J.: Epidemiology of interstitial
cystitis. Ann. Chir. Gynec. Fenn. 64:75, 1975.
46) Held P.J., Hanno P.M., Wein M., Pauly M.V., Cann
M.A.: Epidemiology of interstitial cystitis. Da Hanno
P.M., Staskin D.R., Krane R.J., Wein M. New York:
Springer-Verlag 4:29-48, 1990.
47) Bade J.J., Rljeken B., Mensink H.J.A.: Interstitial
cystitis in the Netherlands: prevalence, diagnostic
criteria and therapeutic preferences. J. Urol.
154:2035-2038, 1995.
48) Lotenfoe R.R., Christle J., Parsons A., Burkett P.,
Helal M., Lockhart J.L.: Absence of neuropathic pel-vic
pain and favorable psychological profile in the surgical
selection of patlents with disabling interstitial
cystitis. J. Urol. 154:2039. 1995.
49) Macaulay M.J., Stern R.S., Holmes D.M., Stanton
S.L.: Micturion and the mind: psychological factors in
the aetiology and treatment of urinary symptoms in
women. British Medicai Journal 294:540, 1987.
|