| Dolo, novembre 2007 |
Per chi conosce l'Urologia
di Dolo, il Dr. Paolo Bastianello non ha bisogno di
presentazioni: colonna portante dell'Urologia dolese, ha anche diretto
il reparto per 18 mesi prima della nomina del nuovo Primario. Oltre ad
occuparsi un po' di tutti i settori della chirurgia urologica, negli
ultimi anni ha introdotto l'utilizzo della laparoscopia urologica a
Dolo. Attualmente è il più esperto urologo laparoscopista a Dolo.
Lo abbiamo intervistato per cercare di saperne di più sulla
videolaparoscopia in Urologia |
Caro Paolo, vuoi innanzitutto spiegare sinteticamente
cos'è la laparoscopia? |
La
Laparoscopia è una nuova metodica chirurgica che consiste
nell’inserire nell’addome alcune cannule, dette ”porte“, attraverso
le quali si introducono all’interno della cavità addominale dei
lunghi strumenti dalla forma simile a quella degli strumenti
tradizionali, ma miniaturizzati e manovrabili con una impugnatura
esterna. L’addome viene “gonfiato” con un gas inerte, l’anidride
carbonica, e tutto ciò che viene effettuato viene osservato
attraverso un tubo con lenti speciali, l’”ottica“, al quale è
collegata una telecamera anch'essa miniaturizzata. L’immagine viene
riprodotta su di un grande schermo televisivo sul quale tutti i
particolari degli organi interni vengono molto ingranditi rispetto
alla chirurgia tradizionale. Nel mondo la prima specialità chirurgica ad
utilizzare la laparoscopia fu la Ginecologia, ma il vero boom di
questa tecnica avvenne con la diffusione della laparoscopia in
Chirurgia generale all'inizio
soprattutto
con la colecistectomia (l'asportazione della colecisti).
A livello mondiale l'Urologia è approdata con un certo ritardo a
questa tecnica chirurgica. La Prima nefrectomia laparoscopica venne
eseguita da Ralph Clayman il 25 Giugno del 1990 presso L’Università
di Washington. In Italia il primo a cimentasi con questa nuova
metodica è stato il dott Guglielmo Breda presso l’Ospedale di
Bassano del Grappa nel Novembre del 1991. |
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Da quanto tempo ti
occupi di laparoscopia? |
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Sin dagli esordi della
laparoscopia urologica mi sono subito interessato a questo moderno modo
di operare, per l’affascinante prospettiva che apriva un nuovo mondo
alla chirurgia urologica con una incredibile ricchezza di dettagli
anatomici ed indubbi vantaggi in termine di riduzione del dolore,
risultato estetico e riduzione della degenza. Nel 2000 mi recai da un
amico che era stato il mio Aiuto anziano a Verona, il dr.Onofrio Sidoti, nel cui Reparto lavorava un giovane collaboratore che iniziava
allora ad effettuare le prime asportazioni radicali di prostata
laparoscopiche, il dott.Gaetano Grosso. L’anno successivo mi recavo ad
Amburgo in Germania, presso i laboratori della Storz a provare il primo
bisturi “armonico” (ad ultrasuoni) denominato Ultracision, che mi parve
subito lo strumento ideale per questo tipo di chirurgia. Problemi
economici ed organizzativi ritardarono l’inizio delle prime esperienze.
Nel frattempo partecipavo a corsi e convegni nazionali ed internazionali
per arricchirmi culturalmente e prepararmi al futuro ormai imminente.
Tuttavia la chirurgia laparoscopica della prostata e pelvica in generale
sembrava allora non offrire ancora sostanziali vantaggi rispetto alla
tecnica chirurgica tradizionale, ed in parte è ancora così. Perciò
decidevo che mi sarei dedicato a sviluppare le chirurgia laparoscopica
del rene e delle vie escretrici superiori. Mi recavo pertanto nel 2002
dal dr. Fornara, un urologo italiano trapiantato ad Halle, nella
Germania dell’Est, che aveva già una importante esperienza in materia
maturata a Stoccarda. Questa esperienza avvenuta direttamente in sala
operatoria mi apriva una nuova frontiera e, ritornato in Italia,
iniziavo subito a mettere all’opera quanto imparato eseguendo, aiutato
dal collega Enrico Cossaro, le prime asportazioni di cisti renali e la
prima asportazione di piccolo rene non funzionante e, subito dopo,
sempre nel 2002, la prima asportazione radicale di un rene per tumore (nefrectomia),
con successo e senza complicanze. Da allora sono state effettuate oltre
50 nefrectomie laparoscopiche per tumore maligno del rene, varie
correzioni di malformazioni congenite della pelvi renale (pieloplastiche)
ed in genere interventi al rene, all’uretere ed alle vie urinarie
“alte”, chirurgia nella quale ci siamo ormai consolidati.
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Alcuni degli strumenti utilizzati in videolaparoscopia |
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Quali sono i vantaggi della laparoscopia rispetto alla
chirurgia tradizionale? |
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Un
momento della nostra chiacchierata con il Dr. Paolo Bastianello |
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Una volta
superato il periodo iniziale di messa a punto della metodica vengono
raggiunti tempi di esecuzione dell’intervento che alcune volte sono
perfino più bassi di quelli dei corrispondenti interventi
tradizionali. L’esecuzione dell’intervento è molto più accurata per
via dell’ingrandimento ottico e conseguentemente le perdite di
sangue sono, salvo complicazioni, più basse. L’efficacia
“oncologica”, cioè la capacità di curare efficacemente i tumori è
la stessa della chiururgia “aperta”. Si evitano grandi tagli
sull’addome e quindi il dolore post-operatorio è molto minore ed
anche la dimissione ed il ritorno all’attività lavorativa sono molto
più rapidi. Non si formano che raramente ernie in corrispondenza
delle ferite chirurgiche e le infezioni sono quasi del tutto
abolite. Questo non significa però che non esistano complicanze in
questo tipo di chirurgia che, anzi, perlomeno all’inizio, è anche
molto insidiosa.
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Quali sono gli interventi che si possono eseguire in
videolaparo? |
Sono quasi tutti
gli interventi abitualmente effettuabili con tecnica tradizionale
“aperta”, alcuni già approvati dalla comunità scientifica
internazionale, altri in fase di approvazione. Si dividono in
interventi sul rene e sulle vie escretrici superiori (pelvi renale
ed ureteri) e quelli sullo scavo pelvico. I più comuni sono
l’asportazione del rene per tumore, la correzione di restringimenti
fra pelvi renale ed uretere (pieloplastica), asportazione radicale
della prostata per tumore, in qualche caso chirurgia della calcolosi
renale e ureterale, chirurgia pelvica complessa dei prolassi e
della incontinenza urinaria femminile con reti in materiale
biocompatibile. Indicazioni non ancora completamente condivise sono
l’asportazione radicale di linfonodi per tumore del testicolo
(linfoadenectomia retroperitoneale ), asportazione parziale del rene
per tumore ( tumorectomia e nefrectomia parziale). Infine vi sono
interventi ancora in fase “sperimentale” che vengono eseguiti in
centri molto specializzati come l’asportazione della vescica per
tumore (cistectomia radicale con derivazione urinaria).
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Ci
sono controindicazioni? |
Oltre
alle controindicazioni di tutti gli altri interventi tradizionali quali
difetti di coagulazione, condizioni generali e cardiovascolari critiche
ecc. ve ne sono alcune specifiche della laparoscopia che possono essere
assolute o relative. Fra le controindicazioni assolute vi sono quelle
legate ad una insufficienza respiratoria che può essere resa più critica
dal sollevamento del diaframma per il pneumoperitoneo che riduce le
escursioni respiratorie. Fra quelle relative la più frequente è la
presenza di sindrome aderenziali da pregressi interventi addominali. E’
interessante notare che nei pazienti obesi è spesso più facile
l’intervento laparoscopico che quello tradizionale.
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Per concludere: quali sono le prospettive future della
chirurgia videolaparoscopica a Dolo? |
| Il
programma, già iniziato, è quello di estendere questo genere di
chirurgia anche alla chirurgia pelvica, inizialmente trascurata, per
una scelta di campo che doveva essere necessariamente limitata per
acquisire familiarità con gli strumenti e pratica. Sono iniziati già
i primi interventi per asportazione di tumore alla prostata. Seguiranno
quelli protesici per correzione dei cedimenti strutturali del pavimento
pelvico (prolassi utero-vescico-rettali) e, per ultima, l'asportazione
radicale della vescica. |
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